Consigli degli esperti: come utilizzare il meccanismo d’azione per orientare la scelta del rodenticida

Comprendere come funziona un rodenticida è fondamentale per risolvere le infestazioni da roditori. Dal superamento della diffidenza nei confronti delle esche allo sviluppo di strategie per ambienti difficili, il meccanismo d’azione di un principio attivo determina le prestazioni di un rodenticida. Abbinando il meccanismo e la formulazione giusti al problema, i professionisti della disinfestazione (PCO) possono compiere scelte più informate, migliorare i risultati e fornire strategie di controllo più affidabili e durature.

In questo blog parliamo con Richard Faulkner (RF), esperto di Envu e responsabile tecnico e dei clienti nazionali per il Regno Unito e l’Irlanda, ed esploriamo alcune delle domande più frequenti sulle modalità d’azione dei rodenticidi. 


D: Che cos’è il meccanismo d’azione? 

RF:  Il meccanismo d’azione (MoA) di un rodenticida è il modo in cui il principio attivo (AI) uccide il roditore bersaglio.  
 

D: Quali sono i diversi meccanismi d’azione dei rodenticidi e in che modo influenzano la loro efficacia?  

RF: Attualmente esistono tre diverse modalità d’azione nei rodenticidi, e e nella nostra gamma di prodotti Envu ne utilizza due: gli anticoagulanti e il colecalciferolo.   

Gli anticoagulanti agiscono inibendo l’enzima vitamina K1 epossido reduttasi, che interferisce con il meccanismo di coagulazione del sangue. Quando viene assunta una dose sufficientemente elevata, la morte è causata da emorragie interne e emorragie fatali.  

In Racumin® questo meccanismo d’azione deriva dall’anticoagulante cumatetralil.  

Gli anticoagulanti sono disponibili in molecole monodose e multidose, offrendo ai professionisti della disinfestazione diverse opzioni per un’ampia gamma di situazioni. 

Il meccanismo d’azione  di Harmonix®Pasta è l’ipercalcemia causata dal principio attivo colecalciferolo. Una volta che il roditore bersaglio assume una dose letale, il suo organismo entra in uno stato di ipercalcemia, causando una calcificazione diffusa dei tessuti molli, con conseguente rapida insufficienza renale. 

Essendo un prodotto non anticoagulante, Harmonix® Pasta è particolarmente utile per il trattamento di infestazioni in cui si sospetta una resistenza agli anticoagulanti. 


D: I clienti spesso si aspettano un controllo immediato. In che modo i tecnici della disinfestazione possono spiegare la modalità d’azione ritardata degli anticoagulanti di prima generazione/a dose multipla e in che modo ciò possa essere vantaggioso? 

RF: Al momento nel Regno Unito è presente sul mercato un solo anticoagulante di prima generazione, mentre nella maggior parte dell’Europa è disponibile il cumatetralil. 

Quindi, se analizziamo il meccanismo d’azione  di un anticoagulante, esso fondamentalmente blocca il processo di coagulazione del sangue. Con una singola somministrazione, se i ratti ne assumono una quantità sufficiente, ricevono immediatamente una dose letale poiché il l’anticoagulante inibisce l’enzima vitamina K1 epossido reduttasi. Ciò che si osserva, tuttavia, è che, poiché quel processo è già in atto nel sangue prima che i ratti assumano la dose letale, i roditori dovranno prima esaurire le riserve corporee dell’enzima; ecco perché la morte può sopraggiungere diversi giorni dopo l’assunzione della dose letale. 

Il principio attivo blocca la coagulazione del sangue e poi, attraverso i loro normali movimenti quotidiani – come infilarsi in fessure, saltellare ecc. – inizia a fare effetto. Ogni volta che un animale urta contro qualcosa, si rompono minuscoli vasi sanguigni. Quando il sangue coagula correttamente, avviene la guarigione naturale e l’animale non se ne accorge; ma, una volta assunta una dose letale di anticoagulante, questa guarigione non avrà luogo e il roditore morirà sostanzialmente per emorragia interna. 

Negli anticoagulanti a dose multipla il meccanismo d’azione è esattamente lo stesso; sono semplicemente necessarie diverse assunzioni affinché il roditore ingerisca una dose letale. 

I ratti sono molto intelligenti e, una volta che l’esca viene accettata, i ratti dominanti nella colonia si nutrono sempre per primi. Con un’esca ad azione rapida e a dose singola, il ratto dominante morirà poco dopo averla consumata, e gli altri membri della colonia assoceranno naturalmente l’esca alla morte, evitandola. È in questo momento che si verificano il rifiuto  e la diffidenza nei confronti dell’esca. Ecco perché non è sempre auspicabile utilizzare un rodenticida ad azione molto rapida.  

Un’altra eventualità è che, se un ratto inizia a mangiare ma non ne consuma una quantità sufficiente per una dose letale, inizi a sentirsi male e smetta di mangiare. I ratti che hanno ingerito una dose subletale eviteranno quindi completamente quella fonte di cibo (l’esca) e anche quella zona di alimentazione. 

Il fatto è che non esistono risultati immediati: è irrealistico pensare che l’eradicazione dei ratti possa avvenire in 24 ore. È quindi necessaria una strategia logica e ben ponderata, che tenga conto della natura dei ratti di nutrirsi da fonti alimentari di fiducia e che ricordi come essi manifestino generalmente neofobia. Ai ratti non piacciono le novità nel loro ambiente; dovranno sempre prima abituarsi a qualcosa.  

Pertanto, per condurre correttamente un programma di controllo dei roditori, i tecnici della disinfestazione devono abituare il roditore all’esca. Dovranno inoltre attuare tutte le misure di gestione ambientale necessarie seguendo un approccio di Gestione Integrata degli Infestanti (IPM): eliminando fonti di cibo e acqua ove possibile, rimuovendo i nascondigli e adottando misure pratiche come la messa in sicurezza degli edifici, rendendo l’ambiente il più ostile possibile ai roditori. 

 

D: Quando è necessario un controllo rapido di una grave infestazione, in che modo la modalità d’azione influenza la velocità del controllo e la scelta del prodotto? 

RF: In caso di infestazione grave, gli operatori di disinfestazione utilizzerebbero probabilmente un anticoagulante a dose singola oppure un prodotto a base di colecalciferolo. Ciò che influenzerà la scelta è il principio attivo  e porsi domande del tipo: esiste una resistenza nota nella zona? 

Se un PCO ritiene che vi sia resistenza, molto probabilmente sceglierà un anticoagulante a dose singola, poiché presenta una tossicità più acuta; oppure un prodotto a base di colecalciferolo, poiché non è nota alcuna resistenza a questa sostanza, essendo presente in natura. Nel caso del colecalciferolo, il meccanismo d’azione provoca un sovradosaggio di calcio nel ratto.  

 

D: In che modo le diverse modalità d’azione possono aiutare nelle strategie di controllo in ambienti sensibili? 

Se c’è un’area in cui sussiste un alto rischio di avvelenamento secondario – ad esempio, in presenza di molti rapaci o mustelidi, mammiferi predatori come ermellini, donnole, lontre, martore ecc. – allora il colecalciferolo rappresenta un’ottima opzione, poiché non è bioaccumulabile, ovvero non si accumula nell’organismo del roditore.  

Gli anticoagulanti, invece, sono bioaccumulabili: si accumulano nei tessuti dell’animale e, se quest’ultimo viene consumato da un predatore, si verifica un trasferimento secondario. 

Negli ambienti interni il rischio di avvelenamento secondario è minore. Dal punto di vista dei soggetti non bersaglio, i disinfestatori dovranno quindi tenere in considerazione la presenza di bambini e animali in ambito domestico.  

Tutto si riduce a effettuare prima una corretta valutazione del rischio ambientale (ERA) e ad attenersi alle specifiche fornite negli audit per ogni singolo sito. 

 

D: Negli ambienti urbani o ricchi di fonti alimentari, in che modo la modalità d’azione e la qualità della formulazione possono contribuire a garantire il controllo su intere colonie?  

RF: Quando i ratti dispongono di una fonte di cibo consolidata e affidabile, ci vorrà del tempo prima che si abituino a qualsiasi esca, poiché si sta introducendo qualcosa di nuovo nel loro ambiente.  

In uno scenario ideale, è sempre meglio rimuovere o isolare prima le fonti di alimento alternative e assicurarsi che la pulizia e la gestione  garantiscano che non rimangano rifiuti o avanzi di cibo di cui i ratti possano nutrirsi. Anche se le fonti di cibo alternative non possono essere eliminate completamente, ridurle avrà un effetto, poiché i ratti cercheranno allora nuove fonti per integrare la loro dieta. È qui che l’uso di un’esca di monitoraggio non tossica per abituare prima i ratti si rivela uno strumento eccellente. Una volta che i ratti si nutrono dell’esca placebo, l’impresa di disinfestazione può passare all’esca rodenticida corrispondente, sapendo che i ratti ne consumeranno. Inoltre, l’impatto sull’ambiente è minore, poiché l’esca rodenticida  viene utilizzata in modo mirato e non viene applicata  quando non è necessaria.  

 

D: La modalità d’azione può aiutare a superare la diffidenza verso l’esca? 

RF: I ratti sono animali molto intelligenti. Se associano una fonte dialimento alla morte o al dolore, non la mangiano.  

Quando un rodenticida con un meccanismo d’azione  a effetto più lento viene accettato, diminuiscono le probabilità che i ratti associno l’esca al dolore o alla morte, e aumentano le possibilità che un maggior numero di ratti della colonia la consumi.  

Con gli anticoagulanti a dose multipla sono necessarie diverseingestioni per raggiungere una dose letale, il che può richiedere 3-4 giorni di assunzione. Poiché non vi è alcun effetto negativo immediato derivante dal consumo dell’esca, questa diventa una fonte di cibo affidabile e i ratti della colonia continueranno a nutrirsi di essa, contribuendo a superare la diffidenza verso l’esca. 

Con gli anticoagulanti a dose singola, se un ratto ingerisce una dose subletale, sia lui che gli altri ratti della colonia assoceranno l’esca al pericolo e smetteranno del tutto di mangiarla. Pertanto, nel caso della diffidenza verso l’esca, un’azione più rapida non è sempre la soluzione migliore. 

Ricordate che i ratti devono esaurire le loro riserve di vitamina K1 epossido reduttasi prima che il meccanismo d’azione anticoagulante possa iniziare a fare effetto, il che può richiedere circa 48 ore; pertanto, intercorre un periodo di tempo tra il momento in cui il ratto ingerisce l’esca anticoagulante e l’inizio della comparsa dei sintomi. Le esche anticoagulanti a somministrazione multipla offrono un intervallo di tempo più lungo senza effetti negativi evidenti, il che significa una minore diffidenza nei confronti dell’esca e la possibilità che un maggior numero di ratti della colonia la consumi. 

Sebbene il colecalciferolo (Harmonix® Pasta) non sia un rodenticida anticoagulante e agisca con un meccanismo d’azione diverso, l’assunzione di una dose letale innescherà l’“effetto blocca-ingestione” e il roditore smetterà di nutrirsi. Pertanto, l’uso preliminare del prodotto correlato Harmonix® Monitoring, per abituare i ratti alla formulazione, aiuterà gli operatori di disinfestazione a risolvere il problema della diffidenza verso l’esca in questo caso. 

 

D: Quando le infestazioni si verificano in aree difficili da raggiungere, ad esempio nelle intercapedini delle pareti, in che modo può essere d’aiuto l’uso di un rodenticida con un meccanismo d’azione innovativo? 

RF: In generale, se si ha accesso a un’area è solitamente possibile posizionare l’esca in modo sicuro, ma Racumin® SchiumAttiva è un’ottima opzione per le intercapedini e le cavità delle pareti. La schiuma è molto facile da usare e, ovviamente, gli operatori di disinfestazione non devono fare affidamento sulla sua capacità attrattiva, poiché la schiuma aderisce al corpo quando il roditore la sfiora, e il meccanismo d’azione entra in funzione una volta ingerita attraverso il naturale comportamento di pulizia del roditore.   

In tutte le aree, specialmente in quelle inaccessibili, il primo passo dovrebbe sempre essere quello di cercare modi per tenere lontani i roditori. Qualsiasi foro superiore a 5 mm è accessibile ai ratti e qualsiasi spazio delle dimensioni di una penna è accessibile ai topi. Una protezione efficace può spesso aiutare a risolvere i problemi, senza la necessità di ricorrere ai rodenticidi.  

 

D: In che modo la formulazione e il meccanismo d’azione determinano la possibilità di utilizzo di di un rodenticida nelle tane dei roditori? 

RF: L’applicazione dell’esca nelle tane dei roditori è sempre determinata da quanto riportato sull’etichetta del prodotto. L’etichetta spiegherà sempre quali roditori possono essere trattati, in quali ambienti è consentito l’uso del prodotto e fornirà tutte le informazioni necessarie sul dosaggio e sui metodi di applicazione. 

 

D: In che modo la modalità d’azione degli anticoagulanti multi-dose di prima generazione, come Racumin®, favorisce un controllo dei roditori economicamente vantaggioso? 

RF: Racumin® SchiumAttiva è l’unico prodotto rodenticida di contatto. Diventa molto utile nelle situazioni in cui i roditori non assumono l’esca e non si riesce a tenere sotto controllo la popolazione né con l’esca né con le trappole. 

L’uso di Racumin® SchiumAttiva consente di evitare lo spreco di esche e ulteriori interventi, garantendo il controllo dei ratti neofobici grazie a un meccanismo di somministrazione alternativo che può essere distribuito attraverso molteplici punti di ingresso e di uscita.  

Racumin® Expert veicola il meccanismo d’azione del cumatetralil in una formulazione ad esca. Il prodotto è un anticoagulante di prima generazione che garantisce un controllo affidabile con una quantità di principio attivo  di sole 27 parti per milione.  

Quando si utilizzano rodenticidi in esca tradizionali, effettuare prima un monitoraggio con un prodotto non tossico può anche consentire di risparmiare sui costi e sulla quantità di esca necessaria. Effettuando prima un monitoraggio, gli operatori di disinfestazione possono assicurarsi che l’esca venga collocata solo nelle aree in cui i ratti sono attivi, sapendo che questi si sono già abituati e si nutrono bene di essa.  

Come sempre, la scelta del rodenticida da utilizzare dovrebbe basarsi sull’ERA (Valutazione del Rischio Ambientale) specifica per ciascun sito. 

 

D: Nei casi in cui le esche si siano rivelate inefficaci e si sospetti una resistenza, il passaggio a un diverso meccanismo d’azione può aiutare a ottenere un controllo economicamente vantaggioso? 

RF: Sì. In questo caso, l’impresa di disinfestazione  sceglierebbe un prodotto per cui non è nota alcuna resistenza, oppure un meccanismo d’azione  alternativo come il colecalciferolo contenuto in Harmonix®Pasta.  

In alternativa, è possibile ricorrere a un meccanismo d’azione completamente diverso. Il colecalciferolo  contenuto in Harmonix® Pasta non presenta i problemi di resistenza associati agli anticoagulanti. 

 

D: In che modo l’innovazione di prodotto dei nuovi rodenticidi non anticoagulanti contribuisce ad ampliare le opzioni a disposizione dei professionisti della disinfestazione? 

RF: Per i professionisti della disinfestazione, reintrodurre il colecalciferolo nella propria cassetta degli attrezzi è stata una svolta epocale. 

Il colecalciferolo offre un meccanismo d’azione alternativo attraverso Harmonix® Pasta. Questa sostanza è presente naturalmente nell’organismo, ma in un rodenticida viene somministrata una dose eccessiva, che preleva il calcio dai tessuti ossei e lo trasferisce nel sangue. Questo meccanismo d’azione porta alla calcificazione dei tessuti molli, all’insufficienza d’organo e alla morte. 

Poiché non si tratta di un anticoagulante, non sussistono problemi di resistenza associati al principio attivo; inoltre, essendo il colecalciferolo metabolizzato in modo massiccio nell’organismo dei roditori, il rischio di avvelenamento secondario  è minimo.    
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